2021 Moena raggiunge il suo sogno

Febbraio sarà un mese da ricordare per la Val di Fassa, soprattutto per il comune di Moena e la località Passo San Pellegrino.

Vi chiederete perché.

Finalmente un grande sogno, a cui da sempre si puntava, è stato raggiunto e anche in Val di Fassa verrà disputata la Coppa del Mondo Femminile di sci alpino.

Per la disciplina dello sci da discesa libera non tutte le piste hanno le caratteristiche ideali: queste, infatti, devono rispettare rigidi standard di lunghezza e livelli di tecnicità. Standard che la new entry del Col Margherita, la pista “Volata” è riuscita a soddisfare. Tanti sono i punti molto tecnici e difficili di questa pista, ma, secondo una delle nostre atlete azzurre emergenti, il primo ostacolo si presenta alla partenza e cioè il meraviglioso panorama che non si può far altro che ammirare. Come darle torto!

Siamo tutti molto elettrizzati e auguriamo a tutte le atlete di scendere in campo con tutte le loro competenze tecniche e materiali migliori e di fare una bella gara (un occhio di riguardo va chiaramente sempre rivolto verso le nostre atlete azzurre).

Ma a proposito di materiali… Come molti di voi sapranno, l’attrezzatura da sci non è sempre stata così. Al giorno d’oggi tutto è molto più performante e con un design progettato per aiutare lo sciatore o atleta nei movimenti, mentre ai tempi era ben diverso!

sci

Non ci sono dati certi ma si pensa che lo sci fosse usato dai popoli Scandinavi già nel 2500 a.C. come modo per andare a caccia e a pesca nel loro territorio che era coperto di neve per la maggior parte dell’anno.

Da questo periodo in poi lo sci alpino si è evoluto enormemente negli anni. Le popolazioni scandinave usavano un tipo di sci molto simile a quelli che vengono usati oggi, in legno e con un unico lungo bastone che agevolava lo sciatore nel curvare e che oggi ha lasciato il posto ai nostri moderni e ultraleggeri bastoncini.

Nel 1800 invece, il modo prediletto per discendere le montagne era a tacco libero. E qui ci riferiamo proprio al telemark, praticato anche ai giorni nostri, che consentiva (e lo consente anche oggi) di essere molto più libero nei movimenti e agevolato anche in pianura ed in salita.

I primi anni del 1900 sono stati rivoluzionari: negli anni ’20 gli attacchi bloccano il tallone agli sci e nasce lo stile di discesa a sci paralleli. Gli sci sono di legno ma vengono alleggeriti ed accorciati per consentire una discesa più agile.

Nel 1936 la disciplina entra a fare parte dei Giochi Olimpici Invernali di Garmisch-Partenkirchen, nel 1956 a Cortina ed è uno spettacolo.

Sci a bastoncini non sono gli unici ad essere cambiati: anche l’abbigliamento ha subito delle trasformazioni sostanziali che dipendevano anche dalla moda del momento. I nostri papà da piccoli andavano a fare le gare con maglioni di lana e pantaloni da sci con le ginocchiere. Per non menzionare le mitiche tutine che hanno colorato gli anni ’80.

Insomma, l’evoluzione c’è stata in tutti gli aspetti della disciplina e tutto ciò ci fa sentire nostalgici.

Non vi diremo altro e non vediamo l’ora di accomodarci davanti alla tv e fare il tifo a tutte le atlete e, perché no, godere della meravigliosa vista del Col Margherita.

Voi siete pronti?

Le gare si terranno dal 26 al 28 febbraio.

ARTISTA FASSANO STEFANO MERIGHI

Stefano Merighi

È USCITO OGGI, 19 FEBBRAIO, L’ALBUM DI DEBUTTO DELL’ARTISTA FASSANO STEFANO MERIGHI

Se avete già provato l’ebrezza di una passeggiata serale estiva per il centro della nostra Moena, la Fata delle Dolomiti, non potete non aver già assaporato la vocalità sensibile ed esplosiva di Stefano Merighi. Ed è proprio oggi, 19 febbraio 2021, che esce il suo album di debutto “Stefano Merighi Pt.1”, in cui vengono raccolti e raccontati dieci anni di vita dell’autore attraverso la musica.

Stefano Merighi è un cantante e musicista della Val di Fassa, noto agli assidui frequentatori della Valle per i suoi numerosi live nelle piazze dei vari paesi, tra cui Moena. Fin dalla sua infanzia cresce con una grande passione ed un elevato entusiasmo per la musica e tutto ciò che è il mondo che ne deriva e la circonda. Il suo viaggio in questa dimensione comincia partendo dal punk, ma è in età più matura che scopre l’energia trasmessa dal reggae e, con tanta voglia di trovare la propria strada, si cimenta anche nella sperimentazione di generi musicali come il blues, che lo porterà poi a scrivere il suo primo pezzo in lingua ladina: “Fech te mi eies”.

“Ho deciso di dedicare parte del disco al suono dolce e curioso di questa lingua minoritaria parlata tutt’oggi nelle vallate ladine da cui provengo. Proprio in uno di questi brani ho sentito la necessità di portare avanti le radici della mia storia componendo ed arrangiando una poesia di Padre Frumenzio Ghetta, grande storico e portavoce della cultura ladina” ha affermato Stefano stesso.

L’album è composto da sette tracce in lingua italiana, inglese e ladina: “Lum che cresc” e “Le man de mia mare” sono i titoli dei brani che racchiudono la sua voglia di esprimersi attraverso la musica omaggiando la nostra cultura linguistica minoritaria.

 

“Stefano Merighi Pt.1” è ora disponibile su tutte le piattaforme digitali e comprende anche “Sweet Gyal”, il primo singolo estratto dal disco. È possibile richiedere anche una copia fisica dell’album contattando direttamente l’artista sui suoi canali social Facebook e Instagram.

Nell’attesa di una stagione estiva carica e piena di energia, Stefano Merighi vi aspetterà sicuramente in qualche angolo di Moena, pronto a raccontarvi la sua storia tramite le sue parole e la forza della sua musica.

IL CARNEVALE A MOENA

Carri, musica, maschere, sfilata, balli e tanta allegria sono tutti gli ingredienti che rendono il carnevale di Moena una festa tra le più partecipate del paese.

I festeggiamenti del Martedì Grasso iniziano alle 14:30 con il ritrovo dei partecipanti sul sagrato della chiesa per la disposizione della sfilata. In prima fila ci sono i bambini dell’asilo con i loro costumi multicolore preparati da loro con l’aiuto delle maestre e dei genitori. Ho un bel ricordo di un anno quando tutti i bimbi della “scolina” (asilo) indossavano un “guant brun e bianch” (vestito blu e bianco): erano proprio belli i nostri “Puffi”.

Seguono i carri allegorici inframezzati dai “Bufon, Laché e Marascons” tipiche maschere ladine, che animano la sfilata con dispetti e lancio di coriandoli. Non manca mai il carro della banda che porta allegria e voglia di ballare.

E… “dulcis in fundo” c’è anche il carro dei coscric (ragazzi che compiono 18’anni nell’anno corrente) con i loro bei cappelli carichi di fiori e nastri colorati, tutti allegri e sorridenti e magari “ence mìngol torogn” (anche un po’ allegri).

La parata si conclude nella piazza di Sotegrava dove il DJ prende il sopravvento.

I ragazzi e le ragazze iniziano a ballare con entusiasmo ed energia senza fermarsi mentre i più piccoli, immedesimandosi nei loro costumi, giocano e scherzano lanciando coriandoli. I genitori li sorvegliano degustando le buone “fortaie” (dolci fritti che possono essere serviti con la marmellata o la nutella) preparate dai volontari del gruppo di Ciajeole, mentre il gruppo dei volontari degli “Alpini” prepara the caldo ed un delizioso e profumato vin brulè.

All’imbrunire la gente si sposta sulle sponde dell’Avisio dove è posto il “carnascial” che verrà bruciato. Il “carnascial” è simbolo dell’inverno che lentamente si allontana lasciando spazio alla primavera.

Purtroppo quest’anno non sarà così, ma noi non ci lasciamo abbattere e tutti questi bei ricordi ci fanno sorridere. Vogliamo continuare a lottare per tornare a ballare, e festeggiare con tutti i nostri compaesani.

 

Rosso di sera, bel tempo si spera

Non so se anche voi lo avete notato, ma gli ultimi mesi di dicembre e gennaio ci hanno regalato dei tramonti favolosi.

Ormai da un anno viviamo un periodo monotono ma pieno di sfide, stress e preoccupazioni, e sicuramente l’arrivo dell’inverno non ha aiutato la situazione: il freddo, la tantissima neve che ha imbiancato la Val di Fassa e infine ci si mette anche il sole, che nel pieno dell’inverno, ci saluta nel primo pomeriggio. Noi moenesi poi ce ne accorgiamo subito essendo la nostra adorata Fata delle Dolomiti in una conca, soprattutto noi che viviamo sulla sponda ovest del fiume Avisio e tanto invidiamo i concittadini che abitano nella graziosa frazione di Someda, dove il sole può essere goduto un po’ più a lungo.

Ma sto divagando.

Gli impegni e il lavoro ci costringono a stare concentrati e con gli occhi puntati verso gli schermi dei nostri computer, ma basta alzare un attimo lo sguardo non appena cala il sole, per godere di uno spettacolo mozzafiato.  A volte il cielo si tinge di colori pastello, mentre altre volte è caratterizzato da colori vivaci. Ogni giorno è una sempre una sorpresa, ma sempre bellissimo.

Ma non è solo il cielo ad assumere colori spettacolari, e i nostri seguaci più arditi probabilmente lo sapranno, anche le montagne giocano la loro parte riflettendo questi colori e dando vita al fenomeno dell’Enrosadira.

Spesso, per liberare la mente dai pensieri, faccio una passeggiata lungo il la stradina che attraversa il prato di Sorte, ottima per avere una visuale a 360 gradi su Moena e dintorni. Non scelgo però un momento a caso: cerco di andarci sempre quando il sole tocca la collina su cui si trova la piccolissima frazione di Penia e dove, ahimè, si vedono ancora le ferite causate dalla tempesta Vaia. Questo perché, una volta imboccata la strada per il ritorno e concludere il giro ad anello, mi ritrovo davanti ad un quadro.

Il paesino di Moena, animata dalle prime luci serali, e sullo sfondo la Roda de Vael, parte del Gruppo del Catinaccio e regno di Re Laurino, il Sassolungo e il gruppo dei Monzoni. Tutte queste meravigliose montagne sono lì stoiche e pian piano si tingono di un rosa acceso.

Tutta l’atmosfera ha un nonsoché di nostalgico ma che allo stesso tempo da un senso di pace e tranquillità… insomma, vedere per credere.

Attorno a Moena ci sono una miriade di posti da cui ammirare questi meravigliosi tramonti, io spesso mi limito a guardarli dalla finestra, e nonostante questo mi ritengo davvero fortunata a vivere in un posto così.

Possiamo vedere il tramonto anche in senso metaforico: l’arrivo del buio che lascerà poi spazio alla luce, un simbolo di buon auspicio per quanto riguarda questo futuro incerto segnato dalla pandemia.

La perfetta applicazione del proverbio “rosso di sera, bel tempo si spera”.

Marcialonga di Fassa e Fiemme

Sci di Fondo

Si parte per la 48ª edizione della granfondo

L’ultima domenica di gennaio le valli di Fassa e Fiemme divengono teatro della Marcialonga, la gara di Granfondo italiana più rinomata a livello internazionale.

La Marcialonga però non è solamente una gara, è un giorno diverso dagli altri per gli abitanti di Moena.

La mattina ci si sveglia presto per uscire di casa e dirigersi verso la zona sud ovest del paese dove, di lì a poco, più di 7000 partecipanti inizieranno la loro avventura di 70 km fatta di fatica, divertimento ed entusiasmo.

I partecipanti passano per due volte a Moena, la prima volta nella parte alta del paese attraversando prato di Sorte per raggiungere Canazei e la seconda volta nel centro del paese in piazza Ramon in direzione Cavalese.

Lungo tutto il percorso tantissime persone si radunano per incitare i concorrenti ed aiutarli a trovare la forza e la carica giusta per proseguire la loro avventura, che difficilmente dimenticheranno.

Si organizzano stand con te caldo, acqua, biscotti e tutto quello che le associazioni hanno preparato per rifocillare i partecipanti e gli spettatori.

È una giornata entusiasmante che coinvolge tutta la comunità e nella quale le due valli vicine si uniscono per creare un grande evento.

Quest’anno il clima sarà decisamente diverso, non ci saranno spettatori e i partecipanti saranno decisamente meno, ma questo non toglierà l’atmosfera che si respirerà in quel giorno.

Vedremo l’evento alla tv o dalle nostre finestre che affacciano sulla pista e faremo il tifo per i concorrenti ancora più forte per farglielo sentire anche a distanza.

Sarà l’ennesima prova del fatto che la nostra comunità di Moena seppur distante fisicamente è sempre unita nelle tradizioni e nella voglia di guardare al futuro e immaginare il prossimo anno una Marcialonga dove ritrovarci tutti in piazza a festeggiare.

VIVERE LA MONTAGNA IN TUTTE LE SUE POSSIBILITA’

15 gennaio 2021: dopo quasi un anno dall’inizio della pandemia Moena e non solo Moena, si trova a dover convivere con il Corona Virus. Le incertezze, i dubbi e le paure incombono ormai su tutti i settori lavorativi e su di noi. “Quando finirà questa pandemia? Quando torneremo alla normalità? Sapete se in paese ci sono nuovi contagi? Quando apriranno gli impianti?” queste sono, ormai, le frasi che caratterizzano le nostre giornate.

Nell’attesa che venga decisa una data per l’apertura degli impianti sciistici io e come tanti altri abbiamo trovato delle attività alternative per trascorrere le belle giornate invernali:  lo sci da fondo, le ciaspole, lo sci con le pelli o anche solo camminare.

Viste le abbondanti nevicate che hanno ricoperto la “Fata delle Dolomiti” ho pensato anch’io di trascorrere una giornata diversa andando con le CIASPOLE.

Per chi di voi non le conosca non sono altro che una sorta di racchettoni che, attaccati sotto gli scarponi da montagna, permettono di fluttuare sulla neve fresca così da evitare di sprofondare.

Ho proposto subito la mia idea ad un paio di amici i quali hanno subito accettato con entusiasmo.

16 gennaio 2021: la giornata si presenta fredda (-10°) e anche un pochino nuvolosa, ma i miei amici ed io non ci scoraggiamo e alle 9 in punto partiamo per questa nuova “AVVENTURA”. Ci dirigiamo verso Roncac per poi prendere una stradina e ci portiamo verso Palua. La neve è semplicemente stupenda e la sensazione di fluttuare sopra questo morbido manto è unica e indescrivibile.

Dopo poco meno di 2 chilometri vediamo in lontananza una persona vicino ad una baita. Una volta arrivati lì lo riconosciamo così ci fermiamo a parlare godendoci il sole, che nel frattempo, era comparso da dietro le nuvole. Dopo qualche chiacchiera e bevuto la “sua grappa”, che noi abbiamo molto apprezzato, ci siamo salutati ed abbiamo ripreso la nostra camminata.

LA GIORNATA ALTERNATIVA ERA INIZIATA ALLA GRANDE!

Dopo tanta fatica ma con soddisfazione abbiamo raggiunto la nostra meta ed abbiamo potuto così vedere Moena dall’alto.  E’ sempre bellissimo ammirare la nostra Fata, ma vederla vestire elegantemente questo magico abito bianco, ci lascia senza parole!

Entriamo nel “bait” del comune, facciamo “prozait: pan, formai e luganega” e beviamo caffè e the caldo, che ci siamo portati da casa. L’atmosfera del bait  rende tutto molto familiare ed è particolarmente piacevole conversare sorseggiando una buona e dissetante bevanda.

Una giornata da ricordare!

 Quello che vi ho raccontato oggi è solo una delle molteplici attività che si possono fare e provare. Quest’anno, in particolar modo, non potendo lavorare, molti di noi stanno sfruttando il tempo libero per conoscere e apprezzare la montagna nella sua veste più semplice e tranquilla

Il comune di Moena, per esempio, ha fatto battere alcune strade forestali rendendole agibili anche solo con dei semplici scarponcini da montagna e… poi ci sono molte altre attività come il fondo, le pelli di foca …

Facci sapere anche tu come stai trascorrendo queste giornate!

Zuccherini alcolici: come concludere un pasto in allegria

Chiudiamo gli occhi.

Dimentichiamoci per un attimo del presente per tornare, almeno a livello concettuale, a quelle che sono sempre state le nostre abitudini, la nostra quotidianità, insomma un anno qualsiasi in cui la stagione invernale è partita regolarmente: impianti e rifugi aperti, hotel e appartamenti prenotati fino a Pasqua, strade trafficate da macchine e pedoni e bar e ristoranti che lavorano senza sosta.

Immaginiamo, insieme…

La sveglia suona. È presto, sono le 7 appena. Ci affacciamo alla finestra, il meteo aveva previsto bene, è una splendida giornata di sole, neanche una nuvola a coprire il cielo di Moena. Esatto, ci troviamo a Moena, nel cuore della Val di Fassa e, prima di iniziare concretamente la giornata, ci soffermiamo per qualche istante a godere dello spettacolo che abbiamo di fronte: quel panorama che fino a qualche giorno prima ammiravamo con un pizzico di invidia solo dalle cartoline ricevute dagli amici di una vita ma che ora, finalmente, abbiamo davanti ai nostri occhi.

Riprendiamo fiato, non c’è tempo da perdere: ci prepariamo per una giornata da vivere a pieno, con gli sci in spalla ed immersi nel bianco che ci circonda. Cerchiamo così di goderci ogni secondo di quell’esperienza, dall’emozione nel risalire gli impianti, al divertimento di sciare spensierati pista dopo pista, senza preoccupazioni esterne, staccando per una volta la mente dallo stress quotidiano.

Il tempo quando si sta bene vola, si sa, e così si è già fatta ora di pranzo. Andiamo nel rifugio che ci è stato consigliato proprio da loro, i nostri amici che tanto erano affezionati a quei posti. Ci hanno sempre raccontato di quanto fossero accoglienti i ristoratori di montagna, e di quanto l’anziana proprietaria di quel rifugio trattasse ogni cliente come un membro della sua famiglia. E proprio come ci avevano raccontato, per qualche ora ci siamo sentiti come a casa, bene, e, tra una chiacchiera, un bel piatto caldo e qualche calice di vino, è arrivato il momento di pagare e rimettersi in pista. Ma è in quel momento che veniamo fermati proprio dalla proprietaria del rifugio: non possiamo andarcene senza aver provato i suoi zuccherini alcolici che lei stessa ha preparato con cura da offrire ai propri clienti, “il modo migliore per scaldarsi e digerire allegramente”.

Sono riuscita a farvi viaggiare insieme a me, almeno per qualche istante? Facile vero? Alla fine non si tratta che di ricordi, e, in caso contrario, ho qui pronta la preparazione proprio degli zuccherini alcolici, zollette di zucchero lasciate a riposare nell’alcol ed aromi vari, tipici di molti luoghi di montagna. Essendo che in questo periodo non possiamo assaporarli in alta quota data la riapertura posticipata degli impianti, niente ci vieta di prepararli direttamente a casa così da riportare alla realtà almeno una parte di queste nostre fantasie.

INGREDIENTI:

– Un vasetto di vetro

– Alcol puro (alimentare) q.b.

– Zollette di zucchero q.b.

– Aromi, spezie, erbe a volontà

È una procedura molto semplice dove l’unica dote richiesta non è altro che la fantasia!

La prima cosa da fare è procurarsi un vasetto di vetro, meglio se a chiusura ermetica ma anche vecchi vasetti di marmellate o miele vanno benissimo: è sempre un piacere poter riutilizzare oggetti già presenti all’interno delle nostre case.

Ora è il momento di inserire le zollette di zucchero alternate dai vari aromi all’interno del vasetto di vetro, per poi riempirlo fino all’orlo di alcol puro o in alternativa, si può utilizzare anche la grappa.

Per quanto riguarda gli aromi, è proprio qui che entra in gioco la fantasia sopra citata, senza limiti né confini, date spazio all’immaginazione e alla soddisfazione del vostro palato: si può spaziare dalla menta ai chiodi di garofano, dalla buccia di vari agrumi alle bacche di vaniglia, insomma, nessun vincolo se non il vostro gusto personale.

A questo punto non rimane che sigillare per bene il barattolo e lasciarlo riposare per circa un mese di tempo, meglio ancora se in un posto soleggiato.

Trascorso il tempo necessario, è giunto nuovamente il momento di chiudere gli occhi e volare con la fantasia, ma, diversamente da prima, con uno zuccherino in mano, pronto da assaporare, sentendo questa volta il profumo dei ricordi di montagna un po’ più vicini e concreti, e pronti per ripartire, più carichi che mai, appena tutto sarà pronto e sistemato.

“Bondì, bombona a mi”

Qual è la vera importanza delle tradizioni? Che rilevanza può avere tramandare, di generazione in generazione, un’idea, un concetto, un momento di condivisione e di gioia?

Sono una studentessa “fuori sede” da cinque anni, ho avuto modo di confrontarmi con tanti ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia e non solo. Ho avuto molti momenti di confronto riguardo a questa tematica ed è sempre bello ed interessante poter ascoltare le tradizioni e le usanze tipiche provenienti da nord a sud e oltre, ma ciò che è ancora più bello ed emozionante è vedere gli occhi affascinati di chi ti ascolta quando, con una buona dose di orgoglio e patriottismo, posso raccontare tutte le tradizioni che in Val di Fassa si tramandano da secoli, generazione dopo generazione.

A Moena e in Val di Fassa di tradizioni ne “vantiamo” molte, e non ci facciamo mancare nemmeno un buon saluto al nuovo anno, perché è proprio della magia del primo giorno di ogni anno che vi vorrei parlare.

“Bondì, bombona a mi”.

Ricordo quando da bambina mi svegliavo presto la mattina di capodanno, carica di emozione mi vestivo di fretta perché era arrivato il momento di andare a bussare alla porta della mia “nona” e del mio “non”, termini ladini che indicano rispettivamente la madrina e il padrino di battesimo, per poi recitare la tipica frase “bondì, bombona a mi” (Buongiorno, la bombona va a me) e ricevere finalmente il tanto aspettato dono.

Ma cos’è esattamente la “bombona”?

Il “bracedel”, conosciuto anche come “bracel”, è un dolce tipico delle nostre zone, un pane dolce che i padrini di battesimo vanno a comprare o addirittura preparano personalmente per il proprio “fioc” o la propria “fiocia”, ovvero il proprio figlioccio o figlioccia, fino al compimento del loro diciottesimo anno. Niente vieta però di poterlo richiedere anche dopo per chi, come la sottoscritta, ha bisogno di un pretesto in più per non pensare agli anni che scorrono e vuole ammirare ancora una volta il mondo con gli occhi dei più giovani.

Mia nonna me lo raccontava sempre quanto per lei fosse importante quel momento, e così con la sua stessa trepidazione cercherò anche io di portare avanti questo messaggio. Attimi di unione che non solo emozionano i più piccoli, ma anche i più grandi che porgendo questo dono, possono augurare il meglio per l’anno appena iniziato.

Ecco forse la vera chiave delle nostre tradizioni, un legame comunitario che ci accomuna e che ci rende uniti anche solo per qualche istante, un legame che in un anno come il 2020 è sicuramente venuto a mancare in parte e che può darci la forza di ripartire, insieme.

Che questa “catena” possa non svanire mai.

Avete anche voi delle tradizioni per salutare il nuovo anno? Condividetele con noi! 

Un Natale intimo e tranquillo

“Bon Nadél a duc” (che in italiano viene tradotto: “Buon Natale a tutti”) è una tra le frasi in lingua ladina più usate in questo periodo nella nostra amata Fata delle Dolomiti per augurare un sereno Natale a tutta la famiglia.  Da anni a Moena alla Vigilia di Natale, amici e parenti si incontrano nelle piazze del paese per scambiarsi gli auguri e per assaporare un buon e caldo vin brulè in compagnia, prima di trascorrere il Natale in famiglia.

Moena ogni anno in questo periodo di festività si popola con i turisti, ragazzi che tornano a casa dalla scuola e dall’università e lavoratori che tornano in paese per trascorrere le festività con i propri cari. Le strade e le vie a ridosso del centro iniziano a prendere vita e a rilasciare quello spirito natalizio che trasmette felicità, anche grazie alle bellissime e fitte luci che decorano le case, i balconi e gli alberghi del paese.

Anche quest’anno così tanto particolare caratterizzato da innumerevoli cambiamenti, l’atmosfera natalizia che si può percepire nell’aria mi lascia senza fiato: decorazioni a tema ed illuminazioni festose riempiono il cuore di tranquillità e rendono il paese gioioso.

Nonostante le persone, gli addobbi e l’illuminazione del paese siano minori degli anni scorsi, il panorama e il clima festivo generale del paese restano a mio avviso incantevoli e anzi, grazie alla neve acquisiscono ancora più qualità natalizie. Le strade che risultano meno trafficate fanno risaltare maggiormente quegli aspetti di condivisione ed incontro tra le persone e gli abitanti del paese, trasmettendo un forte senso di intimità che forse gli anni scorsi non notavo così chiaramente.

Voi come state vivendo il clima natalizio? Condividete con noi una foto del vostro paese o della vostra città 🎄

I Coscritti a Moena

Una generazione festeggia la maggiore età

 

Il 26 dicembre ovvero il cambio del cappello dei coscritti è la data più attesa da tutti i ragazzi di Moena. È la data che simboleggia l’anno più bello della giovinezza, è l ‘anno che tutti ricorderanno per sempre. L’anno in cui gli amici di infanzia festeggiano insieme, in allegria e spensieratezza, l’arrivo della maggiore età tanto aspettata.

La giornata inizia presto con una calda colazione in compagnia con i propri amici d’infanzia per poi proseguire con la messa in cui i coscritti dell’anno precedente si incontrano con quelli che gli subentreranno in un simbolico cambio della guardia. Si festeggia la fine di un anno memorabile e l’inizio di un altro altrettanto indimenticabile.

Ricordo che in quella giornata eravamo tutti un po’ agitati, emozionati e felici. Si vagabondava tutti assieme  per Moena schiamazzando allegramente nonostante il freddo e la neve che continuava a scendere.

In quella giornata il paese era affollato di turisti provenienti da tutta Italia. Quando ci incontravano per il paese non perdevamo l’occasione di farci notare con il nostro cappello da coscritti ornato di fiori dai colori sgargianti e fettucce colorate, con il grembiule blu decorato con il nostro cartone animato d’infanzia preferito o con un disegno che ricordava noi stessi, il fischietto e una tazzina appesa al collo da riempire di tanto in tanto di birra.

Cantavamo e ballavamo per le vie e le due piazze di Moena e succedeva spesso che, tra stupore e divertimento, i turisti ci chiedessero la motivazione di tutto ciò e noi orgogliosamente raccontavamo loro della nostra bellissima usanza. Tra una chiacchiera e l’altra capitava che qualche turista ci chiedesse di posare insieme a loro per portarsi via un ricordo della nostra comunità e della nostra splendida tradizione.

Vi aspettiamo il prossimo anno per un’altra meravigliosa e indimenticabile giornata di tradizione e festa!